martedì 16 agosto 2011

"Lasciamisenzafiato" di Elvio Calderoni.

Io corro la notte.
La notte corro, corro, corro.

E' così che inizia il romanzo d'esordio di questo promettente scrittore italiano.
La storia ruota attorno alle vicende di cinque protagonisti, che per tutta la durata del racconto si snodano, si intrecciano, si sfiorano. Sì, questo è il termine utilizzato da Elvio Calderoni durante la presentazione a Roma nel luglio 2011.
Dopo un'attenta lettura di questo libro, direi proprio che lasciamisenzafiato è un titolo che si addice non poco a questo romanzo. Infatti, il narratore non lascia un attimo di pausa, non permette al lettore di fermarsi neanche per un secondo.

E' coinvolgente, alternativo, ipnotico.
E' una storia non solo d'amore ma anche di rapporti, il più delle volte complicati e criptici.
Parla di passione, ma soprattutto di cadute, dalle quali sia i personaggi che il lettore devono essere in grado di rialzarsi anche se con fatica.


Tutto si svolge tra Roma, la grande capitale, e una piccola cittadina nel Friuli, Cividale. Ecco, è proprio questo uno degli aspetti interessanti di questo romanzo: saltare dalla conosciuta realtà romana a quella più ignota ma altrettanto bella di Cividale.
Irene e Alessandro stanno preparando il loro matrimonio, ma accanto a loro serpeggiano delle ombre, dubbi che si insinuano nella loro coscienza e nei loro animi.
Alessandro ha uno stretto rapporto con il fratello, Federico, tanto che sembra quasi surreale, impossibile in questo mondo.
Clara corre la notte, tra le tre e le quattro della mattina, incontrando stelle e strade deserte.
Barnaba è arrivato a Cividale per l’incontro tra musicisti che si tiene tutti gli anni.
Cos’hanno in comune questi personaggi? Apparentemente niente, ma una fitta rete di coincidenze che si snodano qua e là nel romanzo, costringerà i destini dei cinque ad unirsi, a sfiorarsi, ma anche a perforarsi inesorabilmente oltre la loro stessa volontà.
Una delle cose che mi ha colpito di più in lasciamisenzafiato, è proprio il tempismo, il fato che per un attimo mi riporta ai Promessi Sposi. Infatti le strane coincidenze sono volute, quasi forzate, e trasportano il libro in una dimensione quasi surreale.

L’aspetto più innovativo in assoluto di questo romanzo però, dal mio punto di vista è, e resterà sempre la continua alternanza tra mondo reale e virtuale.
Infatti, le vicende dei personaggi si snodano anche attraverso la rete, con blog e chat che riescono ad esprimere in maniera eccellente le emozioni dei diretti interessati.
Ecco un’altra parte importante del romanzo: Calderoni descrive i sentimenti oltre che gli avvenimenti e riesce a trasportarli in primo piano, cosa piuttosto difficile soprattutto per un esordiente. Le emozioni risultano spesso confuse, piene di contraddizioni, ma del resto è questo ciò che ci si aspetta dalla mente umana.

La rappresentazione delle cose, piuttosto che le cose stesse. E’ un concetto molto interessante, presentato da uno dei personaggi del libro. Infatti, spesso siamo chiamati a vedere le cose solo superficialmente, senza addentrarci in esse e questo potrebbe essere un problema, un impedimento. Questo almeno è ciò che ne ho tratto personalmente.

In conclusione posso dire che lasciamisenzafiato di Elvio Calderoni è un libro che va al ritmo di corsa, proprio come la stravagante Clara e che ti lascia appeso ad un filo fino all’ultimo capoverso. E’ un susseguirsi ed un alternarsi di emozioni, che vanno poi a sfociare nell’inaspettato e doloroso colpo di scena che ci lascerà proprio così: senza fiato.

"Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh.

Non mi fido, come la lavanda.
Mi difendo, come il rododendro.
Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura.
E quando ho paura la mia voce sono i fiori.


Il Linguaggio Segreto dei Fiori di Vanessa Diffenbaugh, sta letteralmente spopolando sul litorale laziale: ad ogni stabilimento balneare, l'altro giorno, vedevo qualcuno che lo stava leggendo. Così, un po' incuriosita dalla copertina magnetica e un po' domandandomi il perché di questo grande successo, tre giorni fa ho deciso di acquistarlo.

Devo dire che la mia esperienza con questo libro non è stata affatto spiacevole, anzi...
In breve, la storia parla di una ragazza diciottenne, Victoria, che ha vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza tra orfanotrofi e famiglie adottive che però, alla fine, l'hanno sempre respinta. Non
si è mai sentita una vera figlia per qualcuno e questo ha fatto crescere gradualmente in lei una vera e propria repulsione per il contatto fisico oltre che una rabbia

crescente. L'unica che abbia mai considerato come una madre, è Elizabeth, l'ultima donna che aveva deciso di adottarla prima che lei venisse considerata "non adottabile" dal tribunale dei minori.
E' stata proprio Elizabeth ad insegnare a Victoria il linguaggio dei fiori, metodo usato in epoca vittoriana per comunicare i propri sentimenti. Da quel momento, la bambina incominciò a maturare una vera e propria attrazione per i fiori.
Per esempio, mi è rimasto particolarmente impresso il fatto che la Camomilla significasse "forza nelle difficoltà".

La narrazione è in prima persona e i capitoli si intervallano tra passato - per essere precisi il periodo che Victoria passa con Elizabeth- e presente. La Diffenbaugh ci tiene con il fiato sospeso
fino alla fine, invogliandoci sempre di più a scoprire il motivo per il quale la protagonista non ha vissuto la sua adolescenza con l'unica donna che ha considerato una madre.

Altrettanto interessante, è il presente che sta vivendo Victoria, strettamente legato al passato e ad una colpa segreta che la ragazza porta nel cuore da otto anni.
Sono riuscita ad immedesimarmi sempre di più nella narrazione, anche se la protagonista è un personaggio del tutto diverso da me.
Inizialmente, avrei potuto riassumere il suo carattere in una sola parola: problematico. Tuttavia,
con lo scorrere dei capitoli, lei diventa molto di più e inizia letteralmente a prendere vita attraverso l'inchiostro del libro. Victoria è misantropa, con un cuore chiuso all'Amore e a qualsiasi altro tipo di rapporto, ma allo stesso tempo profondamente spaventata. Sì, perché la sua è una scorza, quasi un problema mentale che va curato lentamente, grazie all'affetto e alla devozione dei suoi cari... Piccolo problema: lei non ha persone, non ha pilastri che sorreggono la sua vita. Infatti Victoria è anche profondamente sola, senza un vero riferimento.
Vedremo i suoi sviluppi a livello fisico e mentale, la sua crescita interiore nel corso della storia e scommetto che alla fine riuscirete anche voi a capirla, a capire le sue scelte che sì, in molti casi sono state sbagliate, ma del tutto umane.

E' un libro che mi ha insegnato a cogliere le piccole emozioni e ad apprezzarle con il tempo, a vederle sbocciare ad un certo punto come un germoglio.
Forse, molte volte mi è venuta voglia di scaraventare il libro addosso alla parete della mia camera, ma alla fine ho capito che anche Victoria, dapprima così spigolosa e criptica, è capace di amare, forse molto di più degli altri, solo che inizialmente non riesce a sopportare il fatto di essere amata. E' questo il senso del suo strano comportamento, della sua repulsione per il contatto fisico.
Imparerete ad amare questo carattere così particolare, così come amerete il rapporto tra lei ed Elizabeth o tra lei e il misterioso ragazzo del mercato dei fiori che sembra sapere tutto su di lei.

La Diffenbaugh ha un ritmo serrato, che non ti permette mai di staccare gli occhi dal libro, fino a quando non lo hai finito. La sua narrazione si svolge velocemente ed è un libro piacevole da divorare all'ombra di un ombrellone, nelle afose giornate estive.
Lasciatevi travolgere dall'arcano e misterioso linguaggio dei fiori, che accompagna questo libro come una dolce melodia che fa da ponte tra il passato e il presente di Victoria.